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Recensione dell'articolo "New York dice si alle nozze omo ed esplode la festa arcobaleno"
di Barbera Rosalba
Il Giornale , 26/06/2011
Un altro Stato Federale americano dice sì ai matrimoni omosessuali: il Senato dello stato di New York ha approvato la legge, già firmata dal governatore Andrew Cuomo, che dà il via libera al diritto di matrimonio tra le coppie gay.
Il percorso è stato faticoso. Una Corte d'Appello spaccata nel 2006, poco dopo i festeggiamenti del Gay Pride newyorchese, aveva detto che il principio di uguaglianza non impone affatto il riconoscimento del diritto delle persone omosessuali di sposarsi.
La motivazione era molto debole: il matrimonio omosessuale non è procreativo, disse la Corte, e quindi il legislatore può vietare alle coppie di gay e lesbiche di sposarsi. Quella pronuncia, sulla quale sono piovute feroci critiche, non aveva impedito ai giudici di riconoscere i matrimoni contratti all'estero, col paradosso che l'amministrazione dello Stato di NewYork aveva ordinato di trascrivere matrimoni omosessuali conclusi in Canada, Massachusetts e altrove, mentre gli omossessuali newyorchesi non potevano sposarsi nel loro Stato. Ora questa contraddizione è finita: è possibile guardare alla sessualità come sistema di significati e non come funzione strettamente fisiologica.
Il desiderio amoroso (etero od omosessuale) non è mai stato particolarmente rilevante ai fini della regolamentazione della vita sociale: esso è stato a lungo relegato alla dimensione privata, non necessariamente segreta ma solo individuale lasciando, invece, all'aspetto riproduttivo della sessualità la funzione di regolamentare l'ordine sociale, attraverso il matrimonio. Di conseguenza, preferire il sesso omosessuale poteva, in molti contesti, non avere implicazioni particolari rispetto alla percezione delle proprie opzioni di vita comunitaria eterosessuali e non entrare necessariamente in conflitto con esse se non laddove fosse considerato punibile dalla legge.
Quando, con il Romanticismo, l'amore e il desiderio sono divenuti "miti fondativi" condivisi del matrimonio e della realizzazione individuale chi era omosessuale si è ritrovato a non poter ambire a quel progetto di realizzazione che il mito definiva universale. Per questo la differenza sul piano del desiderio erotico è divenuta saliente nel definire il rapporto dell'individuo con le norme sociali e, pertanto, un elemento definitorio della sua identità.
La notizia dell'istituzione del matrimonio omosessuale a New York ha riacceso il dibattito sul tema in tutto il mondo con punti di vista inattesi e imprevedibili che mettono a fuoco le sessualità nascoste: sistemi di significato che accompagnano il sesso nei contesti in cui esso viene tendenzialmente rimosso, temuto o ostracizzato e che offrono un punto di vista privilegiato per poter interrogare la struttura epistemologica stessa della sessualità.
In molti paesi del mondo la notizia è stata colta come una prova della decadenza americana. Ad esempio riporto le parole di un'attivista saudita che si batte per i diritti delle donne nel paese: "The beginning of social disintegration in America: Welcome to a genderless world... to the end of the good Ol' uncle Sam as we know it" ("L'inizio della disgregazione sociale negli Stati Uniti: Benvenuti in un mondo senza genere... alla fine del buon vecchio Zio Sam per come lo conosciamo").
Anche in Italia prosegue il dibattito sulle coppie omosessuali e alcune città hanno già avviato un processo di riforma legislativo sui diritti civili.
A Milano, la nuova amministrazione di centrosinistra di Giuliano Pisapia ha annunciato di volere creare un registro delle coppie di fatto, a cui potranno iscriversi gay ed eterosessuali. L'obiettivo della nuova Giunta sembra quello di iniziare un percorso che porti al riconoscimento di una pluralità delle forme di comunione di vita, con l'impegno dell'Amministrazione a promuovere la parità, senza trascurare le cosiddette minoranze sessuali purtroppo spesso sconosciute, messe in secondo piano o racchiuse all'interno di rigidi pregiudizi.
Ogni individuo si relaziona costantemente con tante rappresentazioni di omosessualità quanti sono i livelli dei sistemi cui appartiene; per questo è importante non trascurare né le risorse comunitarie, utili per controbilanciare le discriminazioni a livello sociale, né quelle individuali che garantiscono la possibilità di riscrivere le proprie narrazioni, offrendo uno spazio di libertà dalle etichette.
Per quanto gli effetti della legge siano limitati all'interno dei confini dello Stato di New-
Io credo sia necessario riflettere sull'accettazione delle persone nella loro completezza e nella loro diversità la quale è trasversale ad ogni contesto: è bene stimolare l'idea che se l'essere sessuato di un individuo è una 'differenza che fa la differenza'; è probabile che questo valga anche quando l'epistemologia collettiva tende a cancellare la dimensione sessuale dalla relazione.
Secondi Foucault tale epistemologia fa parte dei dispositivi di potere; noi siamo liberi di leggerla come frutto dell'embricazione dei contesti simbolici e relazionali o come apertura verso l'unicità dell'individuo e delle sue appartenenze.
Laddove, dunque, ci interroghiamo sui diversi contesti, la costruzione sociale della realtà si offre come cornice di senso alla pratica clinica. La ricerca antropologica e psicosociale si pone, allora, come "mezzo scientifico condiviso" in grado di interconnettersi con la co-
È necessario pertanto stimolare, da un lato, una riflessione "meta" rispetto alla costruzione della sessualità; dall'altro, volgere uno sguardo alle sessualità che si sono, per così dire, costruite nel buio delle dinamiche minoritarie e che si pongono, oggi, come potenti interlocutori in grado di interrogare le premesse della sessualità maggioritaria.
A partire da queste premesse, credo sia opportuno delineare in Italia un percorso di senso che renda visibili la molteplicità dei punti di vista e di possibili posizioni, al fine di riflettere e pensare la sessualità delle cosiddette minoranze sessuali, spesso sconosciute ai terapisti in formazione così come a quelli esperti.
Tale riflessione aiuterà noi, professionisti della salute mentale, ad ampliare le ipotesi di lavoro e riflettere sulla trasformazione antropologica della famiglia: questo fenomeno non è il prodotto di un processo di decadimento o disgregazione sociale ma è connesso all'emergere di nuovi legami, relazioni e valori che tengono insieme gli individui.
Il più lucido ritratto di queste trasformazioni è quello fornitoci da Anthony Giddens, uno dei maggiori sociologi del nostro tempo, ex direttore della London School of Economics e consigliere politico di Toy Blair, nel libro "La trasformazione dell'intimità. Sessualità, amore ed erotismo nelle società moderne". Come scrive Giddens, fra tutti i cambiamenti che sono in atto nel mondo, nessuno è più importante di quelli che riguardano le nostre vite personali: sessualità, relazioni, matrimonio e famiglia.
E' in atto una rivoluzione globale nel modo in cui pensiamo noi stessi e in cui formiamo legami e connessioni con gli altri. Anche se statisticamente il matrimonio è ancora la condizione normale, per la maggior parte delle persone il suo significato è del tutto cambiato.
La comunicazione emozionale e la condivisione dell'intimità stanno sempre più sostituendo i legami che univano le vite individuali delle persone, basati su ruoli tradizionali.
Il fondamento dei legami affettivi non è più la riproduzione o la formazione di una famiglia come formazione sociale naturale e in qualche modo obbligata. I legami tradizionali sono stati sostituiti da una "relazione pura", "intendendo con ciò un rapporto basato sulla comunicazione emozionale, in cui i vantaggi derivati da tale comunicazione sono il presupposto perché il rapporto continui".
Le democrazia delle emozioni sta trasformando anche l'amore, un sentimento che si tende ad assolutizzare, trascurando i condizionamenti culturali che lo attraversano.
Nella svariata sfaccettatura delle condizioni di possibilità dell'amore civile, penso che in questa concezione dell'autonomia stia il nocciolo della questione.
Sebbene si tenti in tutti i modi di dare una rappresentazione della società italiana come fondata sulla famiglia tradizionale, mononucleare, con una coppia stabile, eterosessuale, con figli, i dati dimostrano che in tema di famiglia non esiste più una norma, ma tante normali diversità.
Non sono soltanto le coppie omosessuali, quindi, a mettere in crisi la famiglia tradizionale. Come spiega la psicologa Laura Fruggeri nel libro "Diverse normalità", a partire dalla fine degli anni '80 la cultura della devianza ha gradualmente ceduto il passo alla cultura della differenza.
L'analisi approfondita delle discontinuità tra ruoli, tra funzioni e tra livelli di rapporto che le famiglie diverse da quella nucleare tradizionale presentano ha permesso di mettere a fuoco processi che nelle famiglie sono fondamentali a prescindere dalla loro struttura. Lo studio della variabilità restituisce profondità a questi processi che, analizzati soltanto a partire dalla tradizionale famiglia nucleare, rischiano di venire appiattiti entro gli stretti confini di una scontata normalità.
Viste da questa prospettiva, le famiglie diverse da quelle tradizionali vengono considerati come ambiti che possono favorire lo sviluppo di particolari capacità individuali, relazionali e sociali.
La coppia/famiglia omosessuale ha la possibilità, in assenza di modelli precedentemente esperiti a livello socio-
La nostra legge riconosce già le comunità di famiglie come forma di convivenza. La legge 184/1983 istituisce la comunità di tipo familiare come alternativa alla famiglia per l'affido di minori. La legge 328/2000 aggiunge che queste comunità devono essere caratterizzate da "organizzazione e da rapporti interpersonali analoghi a quelli di una famiglia".
E' proprio nella gestione dell'equilibrio fra pubblico e privato che si può cogliere il punto nodale di rottura che caratterizza la singolarità delle comunità di famiglie. La cura dell'intimità dei rapporti primari e l'apertura al contesto sociale costituiscono le due tensioni divergenti ma interconnesse. La dimensione comunitaria, infatti, non annulla nè sostituisce la dimensione privata, intima e interpersonale: quest'ultima viene alimentata dalla prima. Le comunità di famiglie ripropongono al centro dell'attenzione l'importanza che le relazioni sociali hanno nello sviluppo della vita familiare e dei suoi membri. Esse si propongono come antidoto alla eccessiva privatizzazione familiare che produce isolamento, solitudine, mancanza di sostegno e, conseguentemente, un impoverimento delle risorse a cui le famiglie possono ricorrere per far fronte agli inevitabili eventi critici che costellano il loro ciclo di vita.