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Recensione su " La carica delle coppie miste in Italia, 30 mila nati l’anno. Saremo tutti meticci " (La Repubblica, 17.10.2011)
A cura di Rosanna Rubino
In data 17.10.2011 il giornale "La Repubblica" mette in evidenza nell'articolo "La carica delle coppie miste in Italia, 30 mila nati l'anno. Saremo tutti meticci" un fenomeno in crescita: quello delle coppie miste e dei figli nati da queste unioni, non solo in Italia ma anche nel resto del mondo.
Il giornalista Vladimiro Polchi riporta alcuni dati Istat relativi ai "meticci d'Italia", ovvero i figli di coppie miste con padre italiano e madre straniera o viceversa: nel 2010 sono più di 29.000, in aumento rispetto al 2008 e al 2009. Inoltre, oltre un bambino su tre nasce fuori dal matrimonio e il 20 per cento vive in Lombardia, seguita dal Lazio. Per quanto riguarda le unioni miste, nel 18,4 per cento dei casi si tratta di unioni di uomini italiani con donne rumene, nel 9 per cento dei casi di donne polacche, nel 6 per cento di donne brasiliane e nel 5,7 per cento di ucraine. Più raro è il caso inverso: i padri stranieri vengono da Marocco (11,5 per cento), Albania (11 per cento), e Tunisia (7 per cento). Molte sono le coppie di fatto.
Berger e Hill (1998) definiscono le coppie miste come unioni coniugali tra persone diverse per lingua, religione o etnia.
Se alle coppie miste, formate dall'unione di un partner autoctono ed uno straniero, si sommano coppie miste-
Per noi, terapeuti familiari, essere a conoscenza di questi nuovi scenari è fondamentale per poter capire come intervenire e calibrare il nostro intervento nei casi in cui a chiedere aiuto siano nuove tipologie familiari.
Laura Fruggeri nel suo libro "Famiglie" (1997) mette in evidenza che la famiglia nucleare, costituita da coppia eterosessuale unita dal matrimonio e figli biologici, non rappresenta più l'unica struttura attraverso cui i legami primari si realizzano.
L'autrice (2005) afferma che esistono numerosi modi in cui le persone organizzano e sviluppano i loro rapporti primari; descrive, infatti, un panorama variegato, in Italia e all'estero, nel quale sono presenti famiglie ricomposte, monoparentali, coppie omosessuali che rivendicano il diritto al riconoscimento sociale, famiglie di diverse appartenenze etniche o ad appartenenza mista, ma anche un numero crescente di famiglie con figli non biologici, o famiglie nucleari che sempre meno ricalcano i modelli tradizionali più radicati. Ognuno di questi tipi di famiglia presenta caratteristiche proprie nel modo di gestire la genitorialità, nel modo di svolgere ruoli e funzioni familiari, di intrattenere rapporti con il contesto sociale, di praticare la cura dei legami affettivi. Si tratta di specifiche dinamiche relazionali che non devono essere considerate come mancanze, eccezioni o deviazioni da un modello, bensì come indicatori della variabilità che le esperienze familiari possono assumere.
Berger e Berger (1983) propongono di sostituire allora il termine "la famiglia" con "le famiglie" proprio per promuovere l'accettazione della diversità ed evitare di conferire una superiorità morale ad una specifica forma familiare. Si tratta di riconoscere la molteplicità delle forme e strutture che la famiglia oggi può assumere e accettarne la coesistenza.
La crescente diffusione delle coppie miste, in particolare, ci spinge, come terapeuti familiari con approccio sistemico-
La società occidentale contemporanea, purtroppo, condivide in larga misura stereotipi negativi nei confronti dei propri membri che intraprendono una relazione mista (Root, 1996), forse perché si tende a vedere le unioni miste non come unioni di due individui, ma come unioni di due gruppi sociali differenti e contrapposti (Fenaroli, Panari, 2006).
Difficile risulta descrivere le caratteristiche tipiche di queste coppie e dei loro figli poiché ogni sistema presenta le sue particolarità.
Da un punto di vista genetico non esiste alcun ostacolo al matrimonio interculturale: i fattori che possono favorire od ostacolare questo tipo di unione possono essere i valori, le norme e i significati che regolano e legittimano la formazione delle famiglie in ogni particolare comunità di provenienza. Ogni comunità ha, infatti, idee chiare su quello che dovrebbe essere o non essere una famiglia. In ogni tempo e in ogni luogo, le norme sociali, esplicitamente o implicitamente, definiscono come e con chi è legittimo stabilire un'unione coniugale.
Mentre in passato le unioni miste erano meno frequenti, forse perché maggiormente ostacolate, oggi questi legami sono in crescita: in Italia, come si è visto dai dati, sono perlopiù gli uomini a sposare le donne straniere; in aumento sono anche i figli di queste coppie, i cosiddetti "meticci" con doppie appartenenze culturali.
Da alcuni studi si è visto, poi, che le coppie nate da matrimoni interculturali non necessariamente saranno più problematiche delle coppie nate da un qualsiasi altro tipo di matrimonio. Probabilmente, nelle fasi del ciclo di vita di queste coppie potrebbero presentarsi alcuni fattori di stress legati a differenti attribuzioni di significato, alle rispettive culture di appartenenza, alla negoziazione delle regole e dei ruoli dei due coniugi nel matrimonio e nelle relazioni con il sociale, alla gestione ed educazione di eventuali figli e alle relazioni con le famiglie d'origine.
I figli possono rappresentare la risorsa maggiore per coppie con culture diverse: essi possono mediare le differenze, fondere le identità separate ponendosi come ponte tra due generazioni e due culture. Allo stesso tempo, l'accordo o il disaccordo dei genitori sul come crescere i figli, le aspettative in base al sesso e sul futuro possono essere aspetti molto importanti sui quali i membri di una coppia di genitori con appartenenza culturale diversa possono essere chiamati a confrontarsi nel corso del tempo e diventare fattori di conflitto. La nascita di un figlio in una coppia mista può sollevare paure o competizioni tra i due genitori sulla trasmissione culturale con ripercussioni sull'identità di questi bambini. Spesso, questi figli presentano, come esito di un processo d'identificazione interetnica, un'identità multipla e variabile in funzione dei contesti manifestando grandi potenzialità e apertura.
Accanto a queste risorse non bisogna trascurare le possibili difficoltà d'integrazione che potrebbero incontrare. In generale, l'appartenenza alla doppia cultura non sembra avere effetti negativi sulla personalità e l'adattamento psicologico dei figli delle coppie miste.
Se si parte dal presupposto che la coppia è per sua definizione "mista" essendo composta da due persone diverse, ognuno con una propria unicità, nel caso delle coppie con due partner di culture diverse, come terapeuti sistemici potremmo chiederci: cosa differenzia queste ultime da quelle unioni con partner appartenenti alla stessa cultura e quali possono essere le risorse ma anche le difficoltà che possono incontrare?
Interessante sarebbe considerare la coppia mista come un contesto relazionale particolare nel quale osservare le dinamiche relative all'incontro e allo scambio tra individui e mondi diversi, oltre che i sistemi di significato condivisi a partire dal proprio universo culturale. Certe dinamiche relazionali appaiono simili sia che si tratti di partner provenienti dalla stessa cultura di appartenenza o da culture e Stati diversi; ciò che può avere un ruolo determinante nella costruzione della storia delle coppie miste è il progetto e processo migratorio e il percorso identitario di uno o entrambi i membri della coppia.
Imprevedibili possono essere gli effetti che questi processi possono avere sui pattern d'interazione.
In particolare nel ciclo di vita delle coppie miste, i compiti di sviluppo ai quali i partner sono chiamati a rispondere, richiedendo una necessità di adattamento personale e relazionale, possono essere relativi allo spostamento di residenza di uno o di entrambi, al confronto sulle proprie biografie tenendo conto delle analogie e non solo delle differenze, alle discrepanze tra il progetto iniziale di migrazione e a quello reale; e ancora alla funzione del percorso migratorio sul processo identitario della persona che si è spostata e di quella autoctona, o di entrambe se si trovano tutte e due in terra straniera, alla capacità di comprensione e di adattamento-
Come terapeuti sistemici, di fronte ad una coppia mista sarebbe utile promuovere un ascolto reciproco sui desideri attuali di entrambi i partner, evitando idealizzazioni o l'idea di coppia fusionale che non lascia spazio o annulla le differenze, e incoraggiare i partner ad essere pronti a vedere il compagno di vita come altro da sé, con propri bisogni e rappresentazioni. Tali premesse possono portare i membri della coppia a fruire di relazioni più soddisfacenti.
Come sottolinea Laura Fruggeri, quello che reputo importante nell'analisi delle relazioni familiari, come terapeuta sistemico, è il passaggio da un approccio basato sul presupposto di un unico modello di famiglia, quella nucleare, ispirato ad una "cultura della devianza" per le forme che da essa si discostano, ad un approccio che, enfatizzando la pluralità delle forme familiari, è ispirato ad una "cultura della differenza".
Inoltre, nella configurazione relazionale delle coppie miste penso che si presentino delle specificità che non derivano esclusivamente dallo loro composizione o struttura ma da alcuni fattori psico-
Le famiglie ad appartenenza etnico-
Considero, altresì, fondamentale per l'evoluzione di queste unioni la reazione delle rispettive famiglie d'origine di accettazione o rifiuto di questi legami. L'impatto delle famiglie d'origine sulla coppia è legato a diversi fattori quali l'apertura verso ciò che è straniero, l'accoglienza delle differenze, la qualità dei rapporti intergenerazionali preesistenti all'unione con il partner del figlio/della figlia.
Mi pare interessante riflettere sulla necessità di interventi a sostegno dell'integrazione etnica di queste coppie nella nostra società, per consentire una migliore qualità della vita anche ai figli che nascono da queste unioni.
Ritengo che la sfida delle coppie miste sia quella di realizzare una vera e propria "transizione culturale" che conduca i partner a prendersi cura anche delle radici culturali del loro legame (Scabini et al., 2007) senza disconoscerle, anzi valorizzandole ed integrandole in una originale identità condivisa di coppia.
Mi piace concludere con questa considerazione di Luigi Boscolo e Gianfranco Cecchin, fondatori del Centro Milanese di Terapia della Famiglia: qualsiasi sia la tipologia di famiglia con cui ci troviamo a lavorare come psicoterapeuti occorre, innanzitutto, avere rispetto per la complessità delle famiglie e curiosità per le loro singolarità.
BIBLIOGRAFIA
Berger G., Berger P. (1983), "The War over the Family", Hutchinson, London.
Berger R., Hill R. (1998), "Cross Cultural Marriage. Identity and Choise", Berg, Oxford.
Fenaroli P., Panari C. (2006), "Famiglie miste e identità culturali" Carocci, Roma.
Fruggeri L. (1997), "Famiglie. Dinamiche interpersonali e processi psico-
Fruggeri L. (2005), "Diverse Normalità", Carocci Editore, Roma.
Scabini et al. (2007), "La famiglia nell'incontro con le culture", Carocci, Roma.