Balena blu, il gioco del suicidio sul web

di Antonio Noto

Non è un gioco, anche se comunemente viene definito tale. È un comportamento indotto che ha come fine ultimo il suicidio di adolescenti. Balena blu (Blue Whale), il teorema della morte che ha già coinvolto qualche ragazzo in Italia dopo che in Russia si sono contati 175 suicidi.
Un primo dato già colpisce e indica quanto in questo caso sia elevata la distanza tra genitori e figli sulle difficoltà che questa problematica possa essere affrontata in maniera seria:
 il 56% degli adolescenti ha sentito parlare di questo «gioco», mentre solo il 5% degli adulti ne è a conoscenza. Quindi, complice il web, il «gioco della morte», anche se solo in termini di consapevolezza, è diventato un fenomeno con cui bisogna fare i conti anche in Italia. Se non si interviene il rischio è che con il naturale bisogno di imitazione, il comportamento suicida tra gli adolescenti possa prendere il sopravvento. D’altronde questo è un periodo segnato da «sfide estreme» che molti ragazzi mettono in pratica per avere un’affermazione della propria forza. 

Per esempio il 25% degli under 24 ha dichiarato in un sondaggio di IPR Marketing che almeno una volta ha perseguito un comportamento che avrebbe potuto mettere a rischio la propria vita. Se in questa quota pesa in misura maggiore (20%) il consumo di alcol, nel senso però di aver bevuto non per ubriacarsi ma per sperimentare il proprio limite alla sopravvivenza, non è da trascurare che il 10% ha messo in atto anche situazioni limite come il selfie estremo (per esempio in cima ad un precipizio o al passaggio di un treno) o un ulteriore 12% ha pensato al suicidio. In questo contesto già di per sé allarmante, fatto di sfide che dovrebbero anestetizzare le insoddisfazioni, ha facile semina il «gioco» della balena blu, cioè la spinta al suicidio in un contesto di superamento di prove che devono portare alla morte. Altro dato allarmante è che il 10% degli adolescenti ha dichiarato di conoscere coetanei che prendono in considerazione la possibilità di iniziare il «gioco». È bene ribadire, però, che tra gli adolescenti molto spesso le parole non corrispondono ai fatti, cioè la distorsione nel volere apparire negli occhi dei coetanei al tempo stesso come persone coraggiose e trasgressive, porta a raccontare di comportamenti che il più delle volte non vengono attuati. 

Questo però non elimina il rischio concreto che qualche ragazzo, per proprie debolezze psicologiche, possa mettere in atto ciò che all’apparenza potrebbe sembrare un’assurdità. Il vuoto sociale, l’estrema digitalizzazione che elimina il contatto umano, la mancanza di punti di riferimento, una formazione carente in termini di valori sociali e personali nei confronti delle nuove generazioni, sono le cause che maggiormente espongono i giovanissimi al voler ricercare situazioni di sfida alla vita (come i selfie estremi) o addirittura di sfida alla morte (come la balena blu). D’altronde gli adulti sembrano completamente impreparati ad affrontare queste problematiche e il dato è fornito dalla comparazione tra come i genitori immaginano la felicità dei propri figli e come i giovanissimi descrivono la propria esistenza. Il 62% delle persone che hanno adolescenti tra i 14 ed i 18 anni tende a raccontare la situazione come felice e serena mentre il 58% dei ragazzi dichiara di essere infelice e non compreso sia in ambito famigliare che tra amici. È questo il vero problema, che poi si chiami balena blu o selfie estremo, il concetto è che le distanze generazionali sono diventate talmente elevate da generare incomunicabilità che ormai si è trasformata in pericolo sociale.

Fonte: quotidiano.net

21 maggio 2017balena blu